Il “nostro” teatro : la teoria

Il “nostro” teatro…e non solo!

Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, frase di Confucio e citata spesso da Bruno Munari.

Questo è alla base del nostro “sapere pedagogico” di insegnanti!

Diceva Confucio (nato il 28 settembre 551 a.C. e morto nel 479 a.C.) : se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, e “qualche “ anno dopo l’Università dell’Iowa ha dimostrato scientificamente che Confucio aveva proprio ragione!

La nostra mente processa e immagazzina memoria in maniera differente per quanto riguarda le esperienze sensoriali, visive e uditive e le ultime sono quelle più reticenti a fissarsi
Ed è vero, secondo i ricercatori della Iowa University guidati da James Bigelow. L’esperimento ha visto 100 studenti alle prese con differenti tipi di stimoli: visuali, tattili e uditivi. Alla richiesta di richiamarli alla memoria, quelli uditivi sono stati gli ultimi ad essere rintracciati. Questo dimostra che i percorsi seguiti dal cervello per archiviare memoria non sono variano in funzione dello stimolo. Non solo, lo studio ha dimostrato inoltre che la nostra capacità di ricordare cose viste è simile a quella di ricordare cose toccate.
Come l’esperienza informale insegna, se si vuole far breccia nella memoria degli studenti bisogna associare diversi tipi di stimoli; non basta infatti la voce, per quanto accattivante, del docente ma bisogna trovare il modo di associare a questa immagini o esperienze che permettano di “cementare” il ricordo trasformandolo in comprensione.

SE FACCIO CAPISCO: tale affermazione non è solo un semplice incoraggiamento a darsi da fare ma è qualcosa di più profondo che attribuisce alla pratica un obiettivo ben preciso: il raggiungimento di un livello superiore di conoscenza.

Si può dire che a scuola sia quasi più importante imparare il significato dei procedimenti (cosa che spesso manca) piuttosto che il procedimento stesso.

Insomma, io sono convinta che il processo vale più del prodotto!!!

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Di fatto, quello che è assimilato potenzialmente “per sempre” (o meglio: anche indipendentemente dal richiamo e da una continua ripetizione) è la dimensione legata all’attività, al fare, cioè alla memoria procedurale.

I processi cerebrali attivati per imparare a fare qualcosa sono infatti diversi e coinvolgono aree cerebrali diverse rispetto all’apprendimento semantico (memoria dichiarativa), queste ultime caratterizzate da maggiore labilità.

Questo comporta – per rifarci al sapere comune – che una volta che hai imparato ad andare in bicicletta, difficilmente te ne dimenticherai. Il proverbio “impara un’arte e mettila da parte” contiene una parte di verità: il fare è un bagaglio di sapere su cui puoi contare con maggiore sicurezza.

Avevano ragione John Dewey, grande pedagogo che teorizzò l’importanza della sperimentazione all’interno delle scuola americane (il cosiddetto learning by doing) ed anche Bruno Munari, che soleva ripeterlo a tutti i bambini !

Non c’è corpo senza pensiero,né pensiero senza emozioni”

( Aucouturier)

Protagonista di questo momento è stato il corpo del bambino, il suo vissuto emozionale, ma anche il suo fare in prima persona.

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LO SPETTACOLO PUO’ INIZIARE…..

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Buon lavoro da#progettoinfanzia che vi attende ai suoi atelier partecipati /giornate formative  per proporre arte e immagine nella scuola 

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