Accoglienza con la favola “Il leone e l’uccellino”.

Accoglienza con la favola “Il leone e l’uccellino”

 

Lo staff di #progettoinfanzia ha tratto dal bellissimo blog Libri e Marmellata  la storia ” Il leone e l’uccellino” da abbinare all’ ultimo laboratorio estivo e all’imminente apertura del nuovo anno scolastico che richiede nuove idee per l’accoglienza e spunti per la  progettazione annuale .

Il laboratorio é stato imperniato dopo la lettura della storia nella realizzazione di piccoli uccellini con la tecnica del collage.

 

materiali per l’ accoglienza con la favola ” Il leone e l’uccellino”:  cartoncino bianco per costruire i prototipi degli uccellini, riviste, colla stick, marker nero, forbici, cartoncini per il collage finale….dopo esserci divertiti a ritagliare dalle riviste tanti uccellini, assemblato ala, becco e dipinto l’occhio , prima d’incollarli su un cartoncino dove si era disegnato il filo della luce, abbiamo provato  a vedere l’effetto che facevano  su porte e  finestre.

lettura: per l’accoglienza con la favola “il leone e l’uccellino” 

” il leone e l’uccellino” é una storia che parla di accoglienza naturale e spontanea che vi accompagnerà tutto l’anno con il passaggio delle stagioni, il richiamo  alla gentilezza, all’amicizia, alla pace , all’amore, alle emozioni.

 

Di seguito una parte della descrizione – recenzione di  Libri e Marmellata   

 

Il tempo lento, il tempo delle stagioni, dei gesti caldi, intimi, rituali fa da sfondo lieve e da accompagnamento armonico al sentimento confortante e pacato, mite e generoso, dell’amicizia nell’incantevole albo “Il leone e l’uccellino” di Marianne Dubuc, edito da Orecchio Acerbo.

A chi possa trovare azzardato l’accostamento dei personaggi del titolo viene sicuramente in soccorso la dolcezza rassicurante dell’immagine di copertina nella quale l’affetto e la sintonia tra i due protagonisti è palese.

Occhi negli occhi, vicinanza e sostegno, quel muover del capo del leone verso la bestiola pennuta parla di accoglienza naturale e spontanea.

 

L’animale solitamente feroce qui, infatti, tale non è. Appare mansueto fin dall’incipit, fin da quel frontespizio che si fa inizio di narrazione. Il leone è pacato, contadino o giardiniere, è silenzioso, tranquillo.

Un messaggio, credo, questo che va oltre la rapidità e la superficialità dell’asserire che l’amicizia può nascere tra diversi. E’ vero: l’affetto non guarda in faccia all’apparenza – e gli opposti qui chiamati in causa ne sono simbolo e testimonianza – ma c’è una sintonia di spirito dalla quale non si può prescindere. E il leone e l’uccellino di Marianne Dubuc sono legati da un filo la cui traccia evanescente ma vivissima si manifesta in ogni pagina del libro.

E’ autunno, lo si capisce dal colore delle foglie, dai mucchi delle stesse riuniti sotto gli alberi, da quelle poche ribelli che sfuggono al rastrello e si disperdono sul prato, dalle folate di vento che ne fanno turbinare altre. Il leone gentile indossa una tuta da lavoro di tessuto jeans, coltiva il suo orto quando sente un rumore.

Il rumore, annunciato dal testo è chiaramente quello di una caduta ma questa non viene mostrata. Deve essere, ovviamente, immaginata e inserita tra la visione dello stormo e il ritrovamento dell’animaletto.
Sembra banale ma si tratta di uno spazio bianco; è un lavoro che compete al lettore: completare la traccia, riempire i vuoti della narrazione, la quale, rendendo fiducia a chi si trova davanti alle pagine e accompagnandolo senza essere invadente e sovrabbondante, guadagna in leggerezza, poesia ed armonia.

E’ necessario che ci si prepari: in quest’albo, il cui sviluppo abbraccia un tempo lungo – l’arco di un anno – tanti spazi saranno lasciati liberi. Quei vuoti morbidi tra tavola e tavola si faranno tempo – ore, giorni, mesi – tra un’azione e l’altra, tra un accadimento e quello dopo. Colmarli è esercizio di fantasia e di competenza inferenziale, entrambe stimolare da una simile costruzione: il bambino collega e immagina, aiuta l’autrice a comporre la storia.

L’uccellino ha un’ala ferita e il leone non esita nemmeno un minuto nel medicarla e fasciarla e, purtroppo, nel frattempo, lo stormo ha preso le distanze ed è irraggiungibile per un piccolo volatile ferito.

La premura del bestione dalla criniera è commovente: prima mette l’amico al caldo tra il folto della sua criniera e poi lo conduce a casa con sé, annunciando con gioia che lo spazio è tanto, possono condividerlo.
E così è. Leone ed uccello dividono i piccoli rituali della quotidianità: mangiare, dormire, l’igiene e il momento del relax.

 

Tutto è calma, tenerezza ed armonia, dal piatto sulla tavola apparecchiata dove l’uno rimesta con la forchetta e l’altro becchetta, fino alla lettura intorno al fuoco (immagino che il leone intrattenga il piccolo con le storie), per non dimenticare la dolcezza della pantofola adibita a letto.

Nel frattempo che le immagini piccine, originalmente contenute in oblò dalla forma tondeggiante, raccontano azioni e condivisioni, quelle grandi, a doppia pagina, mostrano il passare del tempo, delle stagioni.

Arriva così l’inverno e con esso la neve. Cambia qualche consuetudine, si trovano altri svaghi – giocare e scivolare sul manto bianco, pescare nel ghiaccio – ma, sempre, Marianne Dubuc ha interesse a raccontare la cura e la premura, come quelle che sottendono al buco nel cappello di lana, dove l’amico grande mette al sicuro dal freddo l’amico piccino.

 la lettura continuatela direttamente nel blog di Libri e Marmellata     

per scoprire tutti i piccoli segreti di questo meraviglioso racconto.

buon inizio d’anno scolastico e buona accoglienza con la favola ” Il leone e l’uccellino”

animali nel tempo              dipingere sui vetri           volano le farfalle 

   

 Buon lavoro da#progettoinfanzia che vi attende ai suoi atelier partecipati / eventi  formativi  per proporre arte e immagine nella scuola

 

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4 pensieri su “Accoglienza con la favola “Il leone e l’uccellino”.

  1. Da qui riparte questo mio anno scolastico, da lunedì comincio da qui, e poi si vedrà. Grazie grazie, tante idee mi frullano giá nella testa!!

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